Pensieri randagi al bancone, (r)umori e sapori, luci e ombre dell'anima. Se anche tu sei una persona poco raccomandabile, chiacchiera con me, ti offriro' un bicchiere di rosso, tu mi offrirai il prossimo, e diventeremo amici

Si entra in un chiostro, e poi in un altro e poi in un altro ancora, le "Sette Chiese" - una dentro l'altra -di Santo Stefano a Bologna, un tempio pagano che venne cancellato e rimpiazzato dalla chiesa cattolica.
Si entra nelle sette chiese, ma quando Ana Moura comincia a cantare, è il Fado che entra nelle sette e piu' chiese che ci sono dentro tutti noi, raggiungendo le sale piu' sacre, i confessionali piu' nascosti delle nostre anime.
La voce di Ana è un'onda, che ti illudi di cavalcare, su e giu' fra le ottave e i gorgheggi, cosi' come il Fado, su, allegro, e giù, triste, ma come l'onda ti sorprende e ti disarciona, ed entra dentro di te e tu naufraghi e bevi acqua salata e amara, mentre ti abbandoni alla sua dolcezza, energia, rabbia, disperazione, fierezza.
Per un assaggio,
http://www.fileden.com/files/2006/7/21/139125/triste_amor.mp3
(copiate e incollate, altrimenti splinder fà le bizze).
Domani sera ai mondiali di calcio tifero' Portogallo.
La gòmma
(di Raffaello Baldini)
S'u i fòss 'na gòmma da scanzlè, 'na gòmma
da inciòstar, no da lapis, o se no
s'na machina da scréiv, bat xxx,
o, pàr fè mèi, xyxy,
o, pàr fè mèi ancòura, mnmn,
ch'us fa pòch mn, mo e' scanzèla,
porca masòla, ch' u n s capéss piò gnént,
o adiritéura, mèi ad tòtt, mo a n l'ò,
un computer u i vrébb, ch'e' basta un tast,
e e' sparéss tòtt, senza un scanzlòtt, tòtt biènch,
cmè ch'u n fòss suzès gnént
Parchè mè te mi mònd i sbai ch'ò fat.
La gomma
Se ci fosse una gomma da cancellare, una gomma
da inchiostro, non da lapis, o sennò
con una macchina da scrivere, battere xxx,
o, per far meglio, xyxy,
o, per far meglio ancora, mnmn,
che si fa poco mnmn, ma cancella,
porca masola, che non si capisce più niente,
o addirittura, meglio di tutto, ma non ce l'ho,
un computer ci vorrebbe, che basta un tasto,
e sparisce tutto, senza un cancellotto, tutto bianco,
come se non fosse successo niente
Perchè io, nella mia vita, gli sbagli che ho fatto
"Non viene da crederci... non viene da crederci che ce la si può fare...
E invece ce la si fa sempre.
E non si sa se è un bene o un male"
(V. Capossela)
Ciao a tutti,
con questo inauguro una serie di post nei quali condividere la mia passione per alcuni artisti stranieri (Brel e Brassens in particolare), che da noi sono meno apprezzati del dovuto per il semplice motivo che se non capisci il testo, perdi buona parte del piacere dell'ascolto...
Dedico questa canzone (con traduzione in fondo) sulle "Fiamminghe" (Jacques Brel era belga, non francese) a tutte le amiche, tanguere e non, di tutte le età, che ho visto ballare, per mostrare qualcosa o semplicemente per soddisfare la propria anima… e a quelle che ho solo potuto immaginare o intravvedere... (tangoqueride non vi fischiano le orecchie?!).
Per ascoltare
http://www.fileden.com/files/2006/7/21/139125/Flamandes.mp3
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LES FLAMANDES – Jacques Brel
Les Flamandes dansent sans rien dire
Sans rien dire aux dimanches sonnants
Les Flamandes dansent sans rien dire
Les Flamandes ça n'est pas causant
Si elles dansent c'est parce qu'elles ont vingt ans
Et qu'à vingt ans il faut se fiancer
Se fiancer pour pouvoir se marier
Et se marier pour avoir des enfants
C'est ce que leur ont dit leurs parents
Le bedeau et même Son Eminence
L'Archiprêtre qui prêche au couvent
Et c'est pour ça et c'est pour ça qu'elles dansent
Les Flamandes
Les Flamandes
Les Fla - Les Fla - Les Flamandes
Les Flamandes dansent sans frémir
Sans frémir aux dimanches sonnants
Les Flamandes dansent sans frémir
Les Flamandes ça n'est pas frémissant
Si elles dansent c'est parce qu'elles ont trente ans
Et qu'à trente ans il est bon de montrer
Que tout va bien que poussent les enfants
Et le houblon et le blé dans le pré
Elles font la fierté de leurs parents
Et du bedeau et de Son Eminence
L'Archiprêtre qui prêche au couvent
Et c'est pour ça et c'est pour ça qu'elles dansent
Les Flamandes
Les Flamandes
Les Fla - Les Fla - Les Flamandes
Les Flamandes dansent sans sourire
Sans sourire aux dimanches sonnants
Les Flamandes dansent sans sourire
Les Flamandes ça n'est pas souriant
Si elles dansent c'est qu'elles ont septante ans
Qu'à septante ans il est bon de montrer
Que tout va bien que poussent les petits-enfants
Et le houblon et le blé dans le pré
Toutes vêtues de noir comme leurs parents
Comme le bedeau et comme Son Eminence
L'Archiprêtre qui radote au couvent
Elles héritent et c'est pour ça qu'elles dansent
Les Flamandes
Les Flamandes
Les Fla - Les Fla - Les Flamandes
Les Flamandes dansent sans mollir
Sans mollir aux dimanches sonnants
Les Flamandes dansent sans mollir
Les Flamandes ça n'est pas mollissant
Si elles dansent c'est parce qu'elles ont cent ans
Et qu'à cent ans il est bon de montrer
Que tout va bien qu'on a toujours bon pied
Et bon houblon et bon blé dans le pré
Elles s'en vont retrouver leurs parents
Et le bedeau et même Son Eminence
L'Archiprêtre qui repose au couvent
Et c'est pour ça qu'une dernière fois elles dansent
Les Flamandes
Les Flamandes
Les Fla - Les Fla -Les Flamandes.
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LE FIAMMINGHE
Le fiamminghe ballano senza dire nulla
Senza dire nulla alle domeniche che rintoccano
Le fiamminghe ballano senza dire nulla
Le fiamminghe non sono chiacchierone
Se ballano è perchè hanno vent'anni
E perchè a vent'anni bisogna fidanzarsi
Fidanzarsi per potersi sposare
E sposarsi per avere dei bambini
Questo è quanto gli dicono i loro genitori
Il Sagrestano e pure sua Eminenza
L’Arciprete che predica al convento
Ed è per questo ed è per questo che danzano
Le Fiamminghe
Le Fiamminghe
Le Fia- le Fia – le Fiamminghe
Le Fiamminghe danzano senza fremere
senza fremere nelle Domeniche che rintoccano
Le Fiamminghe danzano senza fremere
Le Fiamminghe non sono frementi
Se danzano è perché hanno trent’anni
E a trent’anni è buono mostrare
Che tutto va bene che crescono bene i bambini
e il frumento e il grano nel prato
Fanno l’orgoglio dei loro genitori
e del Sagrestano e di Sua Eminenza
L’Arciprete che predica al convento
Ed è per questo ed è per questo che danzano
Le Fiamminghe
Le Fiamminghe
Le Fia- le Fia – le Fiamminghe
Le Fiamminghe danzano senza sorridere
senza sorridere alle Domeniche che rintoccano
Le Fiamminghe danzano senza sorridere
Le Fiamminghe non sono sorridenti
Se danzano è perché hanno settant’anni
E a settant’anni è buono mostrare
Che tutto va bene che crescono bene i nipotini
e il frumento e il grano nel prato
Tutte vestite di nero come i loro genitori
Come il Sagrestano e Sua Eminenza
L’Arciprete che ormai vaneggia al convento
Ereditano ed è per questo che danzano
Le Fiamminghe
Le Fiamminghe
Le Fia- le Fia – le Fiamminghe
Le Fiamminghe danzano senza rammollirsi
senza rammollirsi nelle Domeniche che rintoccano
Le Fiamminghe danzano senza rammollirsi
Le Fiamminghe non si stanno rammollendo
Se danzano è perché hanno cent’anni
E a cent’anni è buono mostrare
Che tutto va bene che sono sempre in gamba
e il buon frumento e il buon grano nel prato
Se ne vanno a ritrovare i loro genitori
E il Sagrestano e Sua Eminenza
L’Arciprete che riposa al convento
Ed è per questo che per l’ultima volta danzano
Le Fiamminghe
Le Fiamminghe
Le Fia- le Fia – le Fiamminghe
Ciao a tutti gli aficionados. Riporto qui di seguito un post tratto dal Blog di Notimetolose (clicca qui), che consiglio vivamente a tutti coloro che hanno l'anima randagia.
Credo che in una Bettola Virtuale sia assolutamente in tema.
Buona lettura.
Anna
E' un'ubriacona. Lo sanno tutti. Soprattutto gli uomini che finito il lavoro corrono da Profumino ad aspettarla. Perché tutte le sere sono diverse quando arriva lei. Inizia con due bianchetti. Non prosecco o altri nettari d'uva pregiati, no. Un bianco da bottiglione, l'unico che l'oste tenga per la sua clientela. Dopo i due bianchi si fa una birra alla spina piccola e inizia a cantare:
"Noi siam come le lucciole brilliamo nelle tenebre schiave di un mondo brutal noi siamo i fior del mal. Se il nostro cuor vuol piangere noi pur dobbiam sorridere danzando sul marciapiè finchè la luna c'è" accennando i primi passi di una danza che esplode quando Romanone attacca con la fisarmonica. Nacchere immaginarie battono tra le dita dell'Anna che alza le vesti e mostra finalmente le sue cosce sode e nervose. E' il delirio. Profumino non riesce più a soddisfare le ordinazioni e si toglie il sudore dal viso e dal collo con lo stesso panno con cui asciuga i bicchieri. Le botti di vino diventano il cavallo su cui lei, nuovo angelo azzurro, seduce il vecchio professore di matematica mostrando un decoltè che farebbe impallidire Anita Ekbert e su cui si avventano mani sporche di morcia e lingue che conosco solo il sapore dell'alcool. Le mutande se le sfila solo quando Corrado ordina per lei un Montenegro doppio.
Verso le due del mattino arriva il marito, la riveste e la convince a salire sulla fiesta blu e se la riporta a casa.
In paese lo sanno tutti che è impotente.
Stasera pausa dal tango, ma ne è valsa la pena...
Se non siete avventori casuali della mia bettola, ma siete ritornati senza scappare a gambe levate, allora probabilmente amate anche voi i fratelli Coen (quelli di Barton Fink, del Grande Lebowski, Fargo, Fratello dove sei, eccetera).
Romance and cigarettes non è loro, ma potrebbe esserlo (di fatto lo hanno prodotto). Il regista è John Turturro, che come attore già era una garanzia, ma del quale non avevo visto nulla come regista ancora.
E non mi delude, ma proprio per niente (anche perchè non cade - almeno in questo film - nella trappola di voler essere sia attore sia regista... basta con questi attori-registi, decidetevi!! :-) ).
Il film è paradossale, grottesco, proprio come quelli che piacciono a me, e a tratti si trasforma in un vero e proprio musical basato sulle canzoncine anni 50-60 americane (con relativi testi sdolcinati, che fanno a pugni con la trama del film, ma proprio qui sta il lato paradossale che mi piace) ... A tratti assomiglia un po' ad un altro grandissimo musical purtroppo poco conosciuto in italia, "Pennies from Heaven", in cui figurano Steve Martin, Bernadette Peters e Cristopher Walken, e le canzoni utilizzate sono degli anni 30 (il film è ambientato in piena depressione economica americana).
Grande Susan Sarandon, e, in un ruolo marginale, eccezionale interpretazione di Steve Buscemi; simpatica comparsata anche di Cristopher Walken (sempre lui).
Altro non saprei aggiungere a quest'ora, se non che finora è sicuramente il miglior film fra quelli che ho potuto vedere al cinema nel 2006.
Riemergendo dal weekend, ero indeciso se parlare dell'esperienza kafkiana di andare all'Ikea e relativo trasporto e montaggio solitario di una scrivania, oppure dei programmi di andare al festival di artisti di strada a Pennabilli "segato" da un tempo indegno, oppure della overdose di tre giorni di tango che alla fine mi sono propinato fra concerto dei Colortango, e milonghe varie ed eventuali, ma alla fine rileggendo il classico "Bar Sport" di Stefano Benni (Ed Feltrinelli), mi è caduto l'occhio su questo brano tratto dal capitolo "Il professore", contenuto appunto nel libro citato.
Tutto sommato non ci sta male in questa bettola !
" Insegnava filosofia al Cavalcanti, i liceo piu' elegante della città, dove i bidelli erano vestiti in polpe e invece del quarto d'ora d'intervallo c'era un breve cocktail in abito scuro Di giorno era un insegnante irreprensibile: la notte invece vagava per la città in cerca di amore mercenario. Si diceva che amasse farsi legare al letto mentra la compagna occasionale scriveva su una lavagna "Buoni e cattivi" e sotto la scritta "Cattivi" il suo nome, professor Antonio Maria Piscopo. Allora, il professore impazziva di piacere e cominciava ad urlare "Sì, sono tanto cattivo, sono cattivissimo" e intanto si faceva dare delle bacchettate sulle dita.
Ma malgrado questo piccolo vizietto, era molto considerato. Spesso appariva al bar un po' alticcio, declamando la Gerusalemme liberata o cantando canzoni napoletane. Se qualcuno gli chiedeva "Professore abbiamo alzato un po' il gomito ?" lui lo guardava severamente negli occhi e diceva: "Non sono ubriaco: sono leggermente euforico per l'ingestione di piccole quantità etiliche. E poi, cos'è un ubriaco ?"
COS'E' UN UBRIACO
Divagazioni filosofiche del professor Piscopo
"Prendete una qualsiasi persona, versatele 5-6 litri di birra, e ne farete un ubriaco" diceva Schopenauer agli alunni del suo corso di Pessimismo all'università di Jena. Era una frase che ripeteva spesso e gli alunni si chiedevano ogni volta se il loro insegnante fosse molto profondo o molto ubriaco.
In realtà, Schopenauer voleva dire che ognuno di noi è un ubriaco in potenza. Naturalmente, essendo ubriaco, aveva bisogno della birra per dare un'idea dell'ubriachezza. Se fosse stato sobrio, avrebbe usato altri termini, e non si sarebbe sdraiato sulla cattedra.
In realtà, soleva chiedersi spesso il filosofo, cos'è un ubriaco ? E, penso, qualcuno di voi si sarà talvolta rivolto la stessa domanda. Non è evidentemente uno che beve. Tutti noi beviamo. Non è nemmeno uno che beve molto. I cammelli bevono molto, ma non ne ho mai visto uno cacciato fuori da un bar.
Schopenauer, ad esempio, dava la seguente definizione dell'ubriaco: "Un ubriaco è quella persona che dopo aver bevuto molto vino, o birra, o bevande alcoliche, a fine serata vede due baristi dietro il banco". In realtà, è una definizione errata, come ebbe a fargli notare Hobbes. Se ad esempio al bancone del bar servono marito e moglie, cioè due baristi, tutti gli avventori del bar sono da considerarsi ubriachi ? Evidentemente no. Quindi la definizione esatta, secondo Hobbes, è la seguente: "Un ubriaco è quella persona che dopo aver bevuto molto vino, o birra, o melassa, a fine serata vede il doppio dei baristi che vedeva prima di bere"
A parte il fatto che Hobbes, come avrete notato, include la parola "melassa" al posto delle bevande alcoliche, e questo non è ontologicamente corretto, perchè corrisponde ad suo gusto soggettivo, non si vede come questa definizione possa essere presa per buona. "Infatti", critica Schopenauer "la teoria del doppio è assurda. Mettiamo il caso che all'inizio, quando il futuro ubriaco inizia a bere, al bancone ci sia solo il marito e la moglie sia a spazzare il retrobottega. A fine serata l'ubriaco non vedrà marito + marito: ma due mariti e due mogli, cioè quattro volte il numero iniziale. Inoltre una persona che va al bar per divertirsi non puo' mettersi a contare il numero dei baristi tutte le volte per essere sicuro di accorgersi quando è ubriaco"
La critica di Schopenauer è molto feroce, certo, ma in re ipsa ineccepibile, almeno fino a questo punto.
"Hobbes", prosegue Schopenauer "può continuare nela sua vana ricerca di una defnizione matematica dell'ubriachezza. In realtà egli è un bevitore di melassa e come tale dovrebbe limitarsi a parlare di libri per ragazzi. Comunque, se una definizione dell'ubriaco puo' essere tentata, io suggerirei questa: 'Ubriaco è quella persona che dopo aver bevuto molto vino o birra o Fernet, o bevande alcoliche, non riesce piu' a stare in piedi su una gamba sola e a braccia aperte, e a camminare dritto su una immaginaria linea retta'. "
Definzione granitica, nella quale però anche voi potrete cogliere qualche debolezza. Il che non sfuggì a Hobbes, il quale soleva dire che "In amore e filosofiatutto è lecito" come ben sapevano le sue scolare. Egli attaccò l'edificio Schopenaueriano con le pesanti mazzate della sua dialettica. Rilevò in primo luogo la presenza della parola "Fernet" nel discorso del Maestro. "Evidentemente", scrisse Hobbes "nella camera dove ormai vive rinchiuso, Schopenauer ha trovato una bottiglia di Fernet, e questo ha gravemente deviato la sua prospettiva metodologica; infatti la sua ultima definizione è un capolavoro di formalismo, senza alcun contenuto. Prendiamo il fatto dell' "Una gamba sola e con le braccia aperte". E' ovvio che ben poche persone civili si sono trovate in una simile posizione. Eppure, non penso che debbano essere considerate ubriache. Neanche il Papa, immagino, saprebbe restare su ua gamba sola e con le braccia aperte. Schopenauer vuole forse fare del sottile anticlericalismo ? E poi, come dobbiamo immaginare che funzioni questo criterio ? Forse che una persona deve entrare in un bar saltellando su una gamba sola per dimostrare di essere sobria ? E lo sarà per tutto il tempo che riuscirà a mantenere quella scomoda posizione ?E se metterà un piede a terra, dovrà da quel momento essere considerata ubriaca ? E ome farà a bere se deve tenere le braccia aperte ? Schopenauer risponda a queste domande, e gli regalerò una bottiglia di Brandy. Inoltre, cosa vuol dire una "immaginaria linea retta" ? E' ovvio che, se diamo spazio all'immaginazione, il rigore scientifico va a farsi benedire. E se io non riesco a immaginare una linea retta ma solo donne nude ? E se anche riesco ad immaginarla, chi mi dice che è retta e che la fantasia non mi giochi un brutto scherzo, e che non debba camminare tutta la notte su una circonferenza ? Mi sembra di essere stato chiaro, anche se spietato. Propongo dunque, come mia ultima definizione la seguente, che mi sembra perfetta: 'Ubriaco è quella persona che, dopo aver bevuto molto vino, o birra , o melassa, esce da sè".
Definizione breve, illuminante, che però, come potete immaginare, non può soddisfare pienamente una mente superiore. "Infatti", scrisse Schopenauer "mi sembra che stiamo cadendo nel ridicolo. La frase 'Esce da sè' è un capolavoro di scemenza. Esce da sè ? E dove va ? E se esce da sè, lascia dentro tutto quello che ha bevuto ? Ma allora non è più ubriaco. E se si porta dietro tutto quello che ha bevuto, cosa dice il primo sè ? E il barista, chi deve far pagare ? Il nuovo sè, il vecchio sè abbandonato, o tutti e due ?Non vorrei che questa fosse una scusa per bere gratis alle spalle di chi lavora.
"Comunque, concedo un'ultima possibilità alla discussione. Non per Hobbes, che è troppo occupato ad entrare ea uscire dal suo sè per parlare di filosofia, ma per quanti hanno a cuore la civile disputa dialettica. Dirò allora che 'Ubriaco è quella persona che ha bevuto molto, ma molto vino, birra e sostanze alcoliche'."
Mi sembra che l'intuizione del Maestro non abbia bisogno di commenti. Questa volta, anche Hobbes fu d'accordo e pagò da bere.